Da Sapere Sulla Realizzazione e Gestione di Google My Business

In questo articolo ti dico cosa devi sapere se vuoi pagare qualcuno per farti realizzare o gestire la scheda su Google My Business e consigli correlati a metodi scorretti di vendita e presunte truffe.

Google My Business è un servizio/prodotto di Google realmente utile alle attività come la tua, non solo perchè le mette in risalto tra i risultati di ricerca. Fa arrivare chiamate, contatti e visite in loco alle aziende.

 

Ovvero rende realmente.

 

Chi offre i servizi di realizzazione e gestione delle schede di Google My Business conosce bene la loro utilità effettiva.

 

Purtroppo, a volte, agenzie e/o liberi professionisti sfruttano l’utilità di My Business e la popolarità di Google per proporre non correttamente i propri servizi. Non in maniera limpida, ingannevole, ed a volte anche non legalmente.

 

Questo è un problema per te, dato che potresti essere raggirato/a e dato che potrebbe farti perdere la fiducia riguardo ad un servizio che funziona realmente, ed è anche un problema per chi offre onestamente e con qualità questi servizi, indirettamente viene screditato senza colpa.

 

In questo articolo ti voglio dare qualche consiglio che può esserti utile per valutare la proposta di un consulente per Google My Business ed altri consigli correlati.

 

Suggerimenti per valutare la proposta di realizzazione o gestione di Google My Business

 

Prima di darti i suggerimenti per la valutazione di proposte di realizzazione o gestione di schede Google My Business ti devo fare delle premesse:

 

  • In questo articolo, purtroppo, non possono darti tutti i suggerimenti che ti permettono di valutare le proposte di chi realizza o gestisce schede My Business, anche perchè non li utilizzo, il buonsenso va sempre usato;
  • Praticamente “tutti i giorni” nascono nuove attività scorrette e/o che non operano trasparentemente, le tecniche di vendita ingannevoli con il tempo potrebbero diversificarsi;
  • Google non è la legge, per quello che riguarda Google può agire solo se vengono violate le sue linee guida e dopo segnalazione, è importante segnalare a Google chi opera scorrettamente;
  • Per prevenire tecniche di vendita scorrette, secondo la legge italiana, la prima cosa che puoi fare è quella d’iscriverti al registro delle opposizioni, nel caso in cui fossi iscritto/a ma ricevessi ancora chiamate indesiderate puoi farlo sapere al garante per la privacy;
  • Seppur i consigli che ti darò sono il più possibile verificati e con riferimenti attendibili/autorevoli non sono un legale, e la legge cambia in continuazione.

 

Comunque sia, la consapevolezza è essenziale. L’obbiettivo primario di questo articolo è appunto quello di consapevolizzarti per evitare di farti abboccare a proposte non trasparenti/ingannevoli.

 

Dopo le doverose premesse le cose essenziali che devi capire sono che, generalmente, chi ti propone telefonicamente, o con visite in sede, la realizzazione/gestione delle schede Google My Business:

 

  • Molto probabilmente non ti farà il lavoro, chi ti chiama o ti suona in azienda ed ha solo l’obiettivo di vendere;
  • Per poter vendere utilizza semplici tecniche di vendita conosciute da anni, ed ancora efficaci, di per sé non sono “il male” però conoscendole potrai fare una scelta più consapevole.

 

Le tecniche di vendita (ripeto, di per sé non scorrette ma possono essere usate male) perlopiù sono regole della comunicazione persuasiva di Cialdini. Ti dirò cosa devi sapere a riguardo questi metodi di vendita e cosa puoi fare per non farti raggirare, se fosse il caso.

 

Abuso del nome di Google e falsi miti riguardanti il suo funzionamento

 

Cercando di sfruttare l’ingenuità delle persone, e la non conoscenza del funzionamento di Google, molto spesso call center chiamano le attività fingono di essere Google, dicono di chiamare “per conto di Google”, impersonandosi addirittura dipendenti Google. Anche i venditori porta a porta lo fanno.

 

Ebbene, devi sapere che, Google può effettivamente chiamare le attività, però solo dopo aver fatto richiesta di essere chiamati, ad esempio per risolvere problemi con Google AdWords oppure con Google My Business.

 

In pratica, neanche i (veri) Google Partners possono presentarsi come tali per offrirti il servizio di realizzazione o gestione di schede My Business. Sarebbe una rappresentazione fuorviante di quello che in realtà sono i Google Partners.

 

Se ti chiamano e/o si presentano per proporti la realizzazione/gestione di schede Google My Business, per “aggiornare la mappatura” od altro, si presentano come Google, per conto di Google, Google Partners o simili sappi che ti stanno mentendo di partenza e/o non sono trasparenti. Se riagganci subito la chiamata o se gli dici che non sei interessato/a non è un male.

 

Se dopo aver verificato noti che chi ti ha contattato è effettivamente Google Partners e se ti ha/hanno proposto la realizzazione/gestione di schede My Business o la “local SEO” in qualità di Google Partner sappi che non lo può fare. Segnala tramite questa pagina.

 

Riguardo a questo tieni anche presente che ognuno ha la sua specializzazione, e non può sfruttare la stessa solo perchè contiene il nome di Google per proporti qualsiasi cosa:

 

  • I Google Partners fanno pubblicità con Google AdWords, non sono certificati da Google per My Business, per la SEO o per altro;
  • I Partner di G Suite sono partner di Google esclusivamente per i prodotti G Suite (Gmail, Drive, ecc. per aziende;
  • I Google AdSense Partners sono persone qualificate per migliorare il rendimento dei publisher di AdSense, non per altro;
  • I fotografi certificati Google Street View sono certificati da Google solo per la realizzazione di virtual tour.

 

Garanzie di posizionamento per parole chiave

 

Dopo essersi presentati come Google i consulenti o le agenzie non corretti/e o disonesti/e potrebbero addirittura garantirti che, se ti affidi a loro, al loro “metodo super segreto” che nessuno sa, alla loro “super esperienza”, ecc. la tua attività sarà visibile in prima pagina per le 2/3/5/X parole chiave.

 

Sicuramente le mappe di Google si visualizzano anche tra le prime posizioni di Google molto spesso, devi sapere però che è un algoritmo a posizionarle li.

 

Seppur esistano metodi che permettono di migliorare il posizionamento delle mappe su Google (non solo con i metodi riportati nel link precedente) nessuna web agency o libero professionista conosce l’algoritmo di Google e/o può influenzare il posizionamento.

 

Google stesso riferisce che:

Le terze parti non possono influenzare l’ordine di visualizzazione della tua attività su Ricerca Google o Maps.

In pratica: Google utilizza algoritmi segreti per il posizionamento, gli algoritmi variano costantemente, ed anche il posizionamento. Non è fattibile che venga garantito il posizionamento di schede di Google My Business.

 

Ti garantiscono il posizionamento della scheda di Google My Business per X parole chiave?

 

Ti stanno mentendo. Se riagganci la chiamata o se chiudi la porta non è un male.

 

Senso di urgenza

 

Il senso di urgenza è il principio psicologico basilare, sulla quale da anni vengono creati i saldi a tempo limitato. Viene usato anche per proporre la realizzazione o la gestione di schede di Google My Business.

 

Parlando semplicemente, se si vede un offerta “solo per oggi” la mente umana reagisce più istintivamente e meno razionalmente.

 

Per un servizio, come quello che può essere Google My Business, quello che devi sapere è che: se vuoi delegare a qualcuno la realizzazione o la gestione della scheda della tua attività ci sono migliaia di attività o liberi professionisti che lo fanno.

 

Anche se chi ti fa una proposta (probabilmente che non hai richiesto) può farti fretta, dicendoti, ad esempio, che è un “offerta limitata” o cose simili devi valutare in autonomia. Chiedendo informazioni alle attività, a conoscenti, cercando online od altro. Possono esserci persone/attività che ti propongono la stessa cosa ad un rapporto tra qualità e prezzo migliore.

 

Senso di scarsità

 

Il senso di scarsità è un altro principio psicologico utilizzato (anche) da chi vuole unicamente vendere e non offrire un vero valore aggiunto.

 

La mente umana evita di rimandare la decisione di scelta di un prodotto o servizio se questi sono disponibili “per pochi”. Anche in questo caso la mente agisce meno razionalmente. In te potrebbe innescarsi la “paura” di non poter più approfittare dell’offerta di un prodotto o servizio.

 

Solitamente, chi offre scorrettamente la realizzazione o la gestione di schede di Google My Business utilizza questo principio in diversi modi:

 

  • Affermando che nella tua zona potresti essere uno dei pochi “prescelti” ad approfittare del loro servizio “unico”;
  • Riferendoti che se non lo fai tu lo proporranno ad un tuo concorrente e potresti perdere clienti.

Quello che devi necessariamente sapere riguardo la realizzazione o gestione di schede Google My Business è che:

 

La scheda di Google My Business possono farla tutti, ed i tuoi concorrenti se non l’hanno già fatta sicuramente la faranno. Non serve fretta, valuta bene l’offerta, informati.

 

Riprova sociale

 

Anche se la riprova sociale è un fenomeno psicologico scoperto vari anni fa, appunto perchè è un principio instaurato nella psiche delle persone è ancora valido.

 

In pratica, è stato osservato che le persone tendono a ritenere valida una “cosa” se molte persone hanno fatto lo stesso.

 

L’effettiva validità della riprova sociale al giorno d’oggi la si può osservare costantemente. Negli influencers, le persone possono seguirli/farsi convincere perchè molte altre persone lo fanno. La riprova sociale è anche alla base dei comportamenti sui social network, e del loro successo.

 

Chi cerca di venderti il servizio di realizzazione o di gestione di pagine Google My Business userà la riprova sociale dicendoti che “loro” hanno realizzato “XXX mila” schede di Google My Business o che hanno “XXX mila” clienti soddisfatti.

 

Quello che devi fare è molto semplice: internet non mente, fatti dire il nome/la ragione sociale della società e fai una piccola ricerca su Google, potrai vedere cosa ne pensano davvero le persone.

 

Contratti telefonici

 

Ammettendo che ti sei fatto/a convincere anche dopo aver letto questo articolo, probabilmente perchè ti sei informato/a e/o ti è stata fatta una proposta in modo trasparente, durante la chiamata telefonica potresti aver acconsentito a farti realizzare/gestire una scheda My Business.

 

Potrebbe essere però che non ti sei informato/a anticipatamente, che non pensavi di aver stipulato un accordo, che hai cambiato idea od altro.

 

Nessun problema, puoi ripensarci!

 

L’articolo 51 punto 6 del codice del consumo infatti prevede che, oltre l’assenso telefonico va firmato un regolare contratto, e, l’articolo 52 prevede un diritto di recesso di quattordici giorni.

 

Ovvero, se non firmi nulla non hai stipulato niente, e, anche se firmi un contratto puoi ripensarci. Come ho detto nelle premesse non sono un legale ed in questo non mi addentro, ma, sappi che oltre gli avvocati esistono anche le associazioni dei consumatori che possono esseri d’aiuto.

 

 

 

di Bio Yuri Carlenzoli

 

PS: Siamo a Vostra disposizione per qualsiasi chiarimento ed informazione !

 

 

 

 

 

 

7 ottimi motivi per fare il Restyling del tuo sito web

Oggi, la prima impressione che i tuoi potenziali clienti si fanno della tua azienda si basa quasi esclusivamente su come si presenta il sito web aziendale. Per questo motivo il tuo sito Web è davvero l’elemento più importante della tua strategia digitale. Sì  anche più importante dei tuoi profili Facebook, Instagram e Linkedin!

Si potrebbe anche sostenere che il sito web è uno dei  componenti più importanti per la tua attività, punto e basta. Il tuo sito non solo mostra informazioni importanti sui tuoi prodotti, sul tuo team e sulla tua storia, ma è anche il modo in cui i tuoi potenziali clienti ti vedono.

E’ la prima impressione………………… e come si suol dire “la prima impressione è quella che conta”.

In questo articolo Vi spieghiamo 7 segnali che vi dovrebbero convincere a “ri fare” il Vostro sito web.

 

1. Complicato da usare e non User-Friendly

L’88% dei clienti online ha meno probabilità di tornare su un sito dopo una difficile permanenza  ed è semplice capire il perché.

I puoi potenziali clienti prima di giungere sulle tue pagine ne hanno già visitato altre. Scapperanno se il sito è lento, la navigazione delle pagine è poco intuitiva, il design poco elegante e le l’offerte commerciali poco valorizzate.

Se al tuo utente visitando le pagine del tuo sito gli è venuto il mal di testa per cercare di capire le tue offerte  sicuramente si soffermerà poco e andrà a cercare altri siti senza probabilmente tornare più sulle tue pagine.

2. Sembra obsoleto e datato

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Se il tuo sito web ha più di 4 anni, è probabile che sei rimasto indietro rispetto alle tendenze del design. Sì, 4 anni sono un tempo molto, molto lungo nel mondo del web e, quando il tuo sito web continua a funzionare, è facile non pensare ad un restyling.

Vale la pena considerare i nostri pensieri e le azioni che intraprendiamo quando acquistiamo qualcosa da un negozio fisico.

Il negozio A ha le luci accese e la porta aperta. Il pavimento è pulito, gli scaffali con i prodotti ben visibili illuminati ed ordinati. L’addetto è disponibile e offre i suoi consigli con professionalità e con un sorriso.

Il negozio B ha una sola luce accesa e la porta è chiusa. Non siamo sicuri se sia aperto o chiuso. Quando decidiamo di entrare negli scaffali sono quasi vuoti e non riusciamo a trovare il commesso.

Il prodotto e il prezzo sono uguali nello stesso negozio, ma da quale parte ci sentiamo più a nostro agio? In quale negozio entreresti?

Il meraviglioso mondo del web è progredito e sopratutto si è molto popolato e la lotta per catturare l’attenzione del tuo potenziale cliente sta diventando sempre più intensa! Dalle illustrazioni fatte a mano e dalle animazioni di movimenti di pagina ai gradienti dinamici e ai loghi reattivi, i siti Web aziendali devono attrarre e colpire il cliente.

Un design moderno e aggiornato non è solo qualcosa di bello e piacevole a vedersi ma è anche uno dei fattori chiave nella decisione di acquisto del cliente.

3. Il tuo sito non è accessibile da cellulari e tablet (Responsive)

È ufficiale sono di più gli utenti che navigano in Internet con i loro telefoni cellulari e tablet rispetto agli utenti desktop dai Pc.

Niente potrebbe essere più noioso dell’esplorazione di un sito in cui è necessario utilizzare le dita per ingrandire ogni pagina per leggere il testo o fare clic sul collegamento sbagliato con il pollice!

Avere un sito web mobile e tablet-friendly è importante per catturare e convertire una grande quantità di traffico che visita il tuo sito “in piedi” da tablet e cellulari .

4. Non riflette in modo accurato il tuo marchio

Forse hai gestito la tua azienda per alcuni anni e il tuo modello di business e la tua clientela sono stati perfezionati.

L atua azienda ed il tuo brand in questi anni si è evoluto ed è cambiato ma tutto questo è evidenziato anche sul tuo sito web attuale?

I tuo sito web esistente non ha mai realmente comunicato i valori del tuo brand?

Il tuo sito web ha il potenziale per far crescere il tuo marchio a un livello completamente nuovo, ma lo promuoverai e guiderai le persone verso di esso solo se:

a. Si allinea con il tuo marchio
b. Mostra chiaramente il lavoro che fai
c. Ne sei fiero

Nel 2018 gli utenti del web sono esperti. Tutti abbiamo usato internet per 20 anni (più o meno) e sappiamo quando un’azienda non è autentica. Assicurati che il tuo sito web sia in linea con il tuo brand.

5. Non allineato alla tua attuale strategia di marketing

La tua strategia cinque anni fa era quella di  ottenere il maggior numero possibile di richieste tramite un modulo di contatto.

Oggi tutto questo è sufficiente?

Se la tua strategia oggi è drasticamente diversa da quando hai iniziato la tua attività, è naturale che il tuo sito web si evolva per allinearsi ai tuoi obiettivi.

6. Ha cattive conversioni

Lo scopo del tuo sito web aziendale dovrebbe essere quello di aiutare a generare lead, richieste o vendite dirette, a seconda della natura della tua attività.

Se le tue attività di marketing sono costanti, ma stai riscontrando una diminuzione delle vendite online o dei lead, potrebbe essere un segnale che c’è qualcosa che non và.

Indubbiamente questo è uno di quei casi in cui bisogna rivedere e riprogettare il tuo sito.

In definitiva, uno scarso tasso di conversione è uno dei segnali più chiari che il tuo sito necessita di un aggiornamento ma, come in qualsiasi progetto di web design, è importante prendere decisioni ben ponderate prima di avventurarsi.

7. Non è elencato su Google

Risultati immagini per Se un albero cade nei boschi
Se un albero cade in un bosco anche se non c’è nessuno nei dintorni, fa rumore??

Affinché un’azienda possa avere successo  è vitale che i clienti nuovi e vecchi possano trovarla online. Immagina di cercare un’azienda che conosci ma non riesci a trovarla………… che fai la cerchi sulle Pagine Gialle ?? !!! 😉

Internet è in continua espansione e la concorrenza sta aumentando rapidamente.

Se gli utenti del Web non riescono a scoprire il tuo sito Web, in che modo i nuovi clienti ti trovano? Il passaparola è fantastico ma la prima cosa che la gente farà quando sentirà parlare della tua attività è quella di cercarti  su Google.

Oggi web designers, sviluppatori e web agency sono in grado di ottimizzare  (SEO) i siti web per renderli il più visibili possibile agli occhi dei vari motori di ricerca in primis agli occhi di Google riuscendo spesso a farli apparire nelle prima pagine dei motori di ricerca.

Se il tuo vecchio sito non è stato configurato per la SEO o utilizza tecnologie e strategie obsolete come la grafica flash, il testo nascosto o la scarsa architettura del sito, Google troverà difficile indicizzare e, di conseguenza, non capirà dove dovrebbe essere posizionato ed elencato il tuo sito.

In conclusione

Avere un sito web moderno, accattivante ed intuitivo è la chiave per il successo del business online.

Anche se non è necessario riprogettare il tuo sito ogni anno, è fondamentale capire se il tuo attuale design ti aiuta a raggiungere i tuoi obiettivi di business.

Siamo a tua disposizione per analizzare  GRATUITAMENTE il tuo sito web e per farti eventualmente un preventivo per un nuovo sito.

Clicca qui per contattarci!!!

 

 

Facebook sta testando il riconoscimento facciale per l’accesso ai profili

 

Facebook ha recentemente iniziato a testare il suo nuovo strumento in sostituzione del captcha.

La notizia è trapelata grazie ad uno screenshot  che è apparso sulla bacheca  di un utente Twitter,  tale “flexlibris”.

 

 

Sembrerebbe infatti che la società fondata da Mark Zuckerberg stia testando un nuovo modo per determinare se un utente sia davvero umano: e, indovinate un po’, il modo per confermare la propria identità è scattarsi un selfie.

Nel momento in cui avrà implementato il sistema in questione, Facebook ci chiederà di guardare nella fotocamera del nostro dispositivo e confronterà il nostro viso con quello che compare nelle foto e nei video in cui è taggato l’utente (noi stessi, si suppone) al cui profilo vogliamo accedere. In questo modo il social network verificherà se la persona che sta tentando di entrare in un determinato account ne è il legittimo proprietario.

A confermarlo un portavoce di Facebook che ha dichiarato che questa nuova regola di sicurezza li aiuterà a cogliere attività sospette in vari punti di interazione sulla piattaforma, dalla creazione di un account all’invio di richieste di amicizia, alla creazione di annunci per le proprie pagine aziendali.

A questo punto non è chiaro per quanto tempo Facebook abbia già utilizzato questo metodo, ma alcuni titolari di account sostengono che la pratica risalga ad aprile.

Nonostante si siano da subito alzate le polemiche riguardanti la privacy degli utenti, a causa della creazione di un database di selfie a disposizione di Facebook, l’azienda ha risposto asserendo che l’analisi della foto sarebbe automatica e, una volta confermata l’identità, questa verrebbe poi cancellata immediatamente. Se l’utente dovesse però rifiutarsi di fare il selfie su Facebook, il suo account verrebbe bloccato dal sistema. Il più famoso social network presto adotterà la nuova politica del riconoscimento facciale (Face ID) per accedere su Facebook? Lo scopriremo prossimamente.

 

I Trend e-commerce da tenere d’occhio il 2018

I Trend e-commerce da tenere d’occhio il 2018

Scopri le tendenze eCommerce 2018 migliori

Le previsioni dei ricavi dei negozi online sono stimate in più 400 miliardi di dollari entro la fine del 2017. Un exploit ottenuto con l’aiuto  di strategie marketing nei social media, strategie omnicanale e MarTech (Marketing Technology). Ora, nuove tecnologie e  nuove strategie di web marketing  sono all’orizzonte e con l’aiuto di esse gli esperti dicono che i ricavi per gli e-commerce per il 2018 supereranno i 460 miliardi di dollari!

“Nel 2018 i clienti saranno più difficili da vincere, più facili da perdere e più preoccupati del prezzo e della “user experience” più che mai.”

Se hai investito in un eCommerce o se stai per farlo ti conviene chiederti:

il mio negozio online è attrezzato per guadagnare una fetta di quella torta da $ 460 miliardi? In questo articolo, presentiamo 7 delle principali tendenze dell’e-commerce 2018 a cui dovresti guardare.

Sarà un posto sempre più difficile e spietato per fare affari e guadagnare, ma ci sono modi per vincere.

I Trends. Ricerca vocale e acquisti

Gli smartphone e gli altoparlanti domestici come Amazon Echo (diffusore wireless collegato al pc domestico che fa da assistente personale alla Siri) consentono agli utenti di cercare e agire online senza mani e tastiere ma usando solo la voce. Circa il 40% della “Net Generation” utilizza un assistente vocale prima di effettuare un acquisto.Entro il 2020, questo numero supererà il 50%.

Attualmente, la maggior parte delle ricerche vocali ha un intento locale o cerca risposte a semplici domande. Gli utenti non stanno eseguendo pesanti azioni di navigazione su Internet. Piuttosto, stanno cercando di ordinare la pizza, cercano la risposta ad una semplice domanda  oppure cercano il bancomat più vicino.

Per trarre vantaggio da questo utilizzo, gli esperti consigliano di ottimizzare le tue schede di Google My Business, per garantire che le tue pagine locali abbiano URL univoci e siano ben indicizzate.

 

II Trends. Devi essere su più canali Omni-Platform e Omni-Device

Nel 2018 molte piattaforme online e i dispositivi utilizzati dalle persone per accedervi diventeranno sempre più integrati. Non sarà più sufficiente avere una presenza su più canali. Devono essere integrati l’uno con l’altro per essere competitivi.

Secondo Google, “Circa l’85% degli acquirenti online avvia un acquisto su un dispositivo e finisce su un altro.”

Per raggiungere gli acquirenti multicanale è necessario fornire esperienze visive e un’interfaccia utente continua da una piattaforma all’altra, in modo che si sentano come se interagissero con una unico software. Ciò implica  che i differenti canali interagiscano tra loro e siano utilizzati simultaneamente dai clienti. I consumatori passano tra canali e device differenti e le aziende sono pronte a fornirgli un’esperienza unica: in questo modo i diversi canali e touch points sono utilizzati in modo intercambiabile e simultaneo per facilitare la customer experience.

III Trends.  Far sentire i clienti importanti per te

Gli eCommerce che consegneranno più velocemente gli ordini vinceranno!

La chiave è quanto velocemente è possibile consegnare al corriere il pacco una volta ricevuto un ordine. Le aziende per raggiungere questo obiettivo  dovranno cercare corrieri e spedizionieri che offrano il ritiro del pacco ordinato immediatamente e  non alla chiusura del normale orario di lavoro.

Oltre alla spedizione, ricorda che un altro fattore vincente  è nella cura nei dettagli per esempio con la personalizzazione del packaging e degli ordini. Questa può sembrare una spesa inutile, ma questi extra aggiungono un “fattore wow” che i clienti ricorderanno. Che si tratti di nastro di imballaggio personalizzato con disegni di marca o di un adesivo gratuito nella confezione, mostra ai clienti che la loro esperienza è importante per te.

IV Trends. Contenuti video

Viviamo in una cultura “mobile-first” in cui il video è il formato di annunci in più rapida crescita. Si calcola che entro il 2020 il video costituirà l’80% del traffico Internet dei consumatori online. Con il miglioramento della tecnologia, il video sarà sempre più vicina ad una conversazione faccia a faccia.

Le statistiche mostrano che il marketing video può aumentare i clic del 200-300% e aumentare l’intenzione di acquisto del 97%.

V Trends. Messenger App e Chatbots

Nel 2018 Chatbots fornirà una connessione istantanea con i clienti 24 ore su 24, 7 giorni su 7. I maggiori usufruitori sono i giovani della Net Generation, con quasi il 60% che ha già utilizzato i chatbot e il 71% dichiara che vorrebbe provarne uno. I chatbot che funzionano tramite le app di messaggistica avranno probabilmente un ruolo più importante nel 2018 e le aziende potranno utilizzarli per inviare ai clienti contenuti personalizzati, suggerire acquisti e offrire offerte speciali. Con oltre 1,2 miliardi di persone su Facebook Messenger ogni mese, i marketer possono aspettarsi una copertura esplosiva ed elevati tassi di coinvolgimento.

VI Trends. Realtà aumentata

L’uso di “Augmented Reality” (AR) sui dispositivi mobili offre un modo coinvolgente per gli operatori di marketing di raggiungere il proprio pubblico. AR è veloce, facile e interattivo.Nel 2018 è probabile che i canali social introdurranno nuovi modi di integrare l’AR nelle loro piattaforme. Abbiamo già visto Snapchat implementare una funzione AR che consente agli utenti di aggiungere loro Bitmoji e “progetto” attraverso la fotocamera dell’app. Allo stesso modo, le aziende potrebbero proiettare i propri prodotti nelle case degli utenti dei social media attraverso filtri speciali, come l’app “Place” di IKEA.

VII Trends. Storytelling creativo per guidare le conversioni e differenziare

Nel 2018, le storie di marca devono essere creative e coinvolgenti per entrare in contatto con i consumatori e incentivare le vendite. Invitare i clienti a sfogliare le tue merci non è sufficiente: devi fare dello shopping un’esperienza. Come si fa? Assumi uno scrittore esperto o uno stratega dei contenuti in grado di sviluppare contenuti per il tuo pubblico eCommerce su una vasta gamma di argomenti. Quindi, applica quelle storie a tutti gli aspetti della tua attività, dalla conferma d’ordine e l’imballaggio alla tua newsletter e ai social media.

In conclusione, il 2018 promette di essere un anno senza precedenti per l’eCommerce e l’adozione di questi suggerimenti ti aiuteranno ad avere successo.

Per qualsiasi informazione su ciò che è contenuto in questo articolo o per qualsiasi informazione sui negozi online ma anche solamente per salutarci non esitare a scriverci!

 

Il mercato dell’e-commerce in Italia nel 2017

Il mercato dell’ecommerce non conosce crisi ed è in costante crescita, non solo in paesi come Cina e Stati Uniti che hanno fatto da volano a questo settore a livello internazionale, ma anche in Italia.

Per quanto riguarda il nostro Paese, il 2017 fa registrare, sin’ora, un aumento degli acquisti online del 17% rispetto all’anno precedente, per un importo pari a 23,6 miliardi di euro.

Il report che fornisce un quadro della situazione generale del mercato del commercio elettronico in Italia, fornito dalla dall’Osservatorio eCommerce B2c e promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Netcomm, sembra fornire, per quest’ambito, dati sicuramente positivi e incoraggianti che vanno, da una parte, a confermare alcuni aspetti e, dall’altra, a registrare nuove e interessanti tendenze.

In particolare, da questa relazione, emerge che, rispetto al 2016, il numero di utenti italiani che acquistano online è aumentato del 10% arrivando a 22 milioni di persone tra le quali ci sono anche un consistente numero di habitué che hanno consolidato il loro comportamento d’acquisto ed espresso ripetutamente la loro preferenza ad acquistare online generandola maggior parte degli acquisti tramite canali online.

La spesa media degli acquirenti abituali è risultata pari a circa 1.357 euro, a differenza di quella degli utenti che effettuano acquisti una tantum o in maniera episodica che sono circa 5,8 milioni di persone per un importo medio di 284 euro all’anno.

Un altro dato molto interessante è che, per la prima volta, a trainare questo settore, sono i prodotti e non i servizi, con una crescita dei primi del 28% per un importo di 12,2 miliardi, a fronte di soli 7 punti percentuali dei servizi, corrispondenti a 11,4 miliardi di euro.

Sempre nel 2017, dati confortanti sembrano arrivare anche dall’export.

Cresce non solo, infatti, il numero di italiani che spendono nel settore dell’ecommerce ma anche le vendite dei negozi italiani online verso acquirenti stranieri, segmento che ha raggiunto la quota di 3,5 miliardi di euro, pari al 16% dell’intero mercato dell’ecommerce italiano.

Per quanto riguarda, i settori maggiormente interessati dall’ecommerce, al primo posto, troviamo il turismo, con un importo di 9,2 miliardi ed un tasso percentuale in crescita del 7%, seguito dal settore informatico e dell’elettronica di consumo che si attesta sui 4 miliardi di euro corrispondenti ad un +28%.

Al terzo posto, si posiziona il settore dell’abbigliamento, anch’esso con un +28 punti percentuali rispetto alla precedente annualità, per un importo complessivo di 2,5 miliardi di euro.

Un altro aspetto che merita di essere segnalato è che, sempre più frequentemente, iniziano ad essere coivolti nelle vendite online aziende operanti in nuovi e più giovani settori di sviluppo come l’arredamento e il food&grocery che, insieme, cubano circa 1,8 miliardi di euro.

Per quanto riguarda i dispositivi di navigazione più utilizzati per compiere operazioni di acquisto online, emerge come, negli ultimi 5 anni, ci sia stata un’impennata legata alla maggiore navigazione attraverso dispositivi mobilicome tablet e smartphone con, quest’ultimo, protagonista assoluto in grado di produrre acquisti per oltre 5,8 miliardi di euro, con una crescita, addirittura, del 65% nel medesimo arco temporale.

Ad ogni modo, anche se in Italia i dati dell’e-commerce continuano ad essere positivi e mostrano un Paese in costante sviluppo dal punto di vista del segmento degli acquisti online, c’è da considerare che, nonostante la crescita, esiste ancora, rispetto ad altri Paesi, molto terreno da recuperare.

Troppi rimangono ancora i dubbi e le incertezze sui vantaggi e le opportunità che l’ecommerce potrebbe apportare sia a livello micro che macro-economico e, anche se questo settore acquista sempre maggiore consistenza, vivacità e dinamismo, rimane, al momento, ancora un terreno di sviluppo poco maturo e lontano dal competere, anche percentualmente parlando, con le realtà internazionali ben più consolidate come la Cina e il Nord America.

 

10mila euro a fondo perduto per la tua azienda per e-commerce e software

Dal 30 gennaio 2018 al 9 febbraio 2018 sarà possibile presentare la domanda per ottenere un voucher (contributo a fondo perduto) del valore di 10 mila euro, per interventi di digitalizzazione tra cui software, siti web ed e-commerce. L’agevolazione denominato “Voucher per la digitalizzazione delle PMI” è gestita dal Ministero dello Sviluppo Economico.

Vediamo nel dettaglio come funziona questa agevolazione.

Chi può richiedere il voucher

Il voucher può essere richiesto dalle micro, piccole e medie imprese di tutto il territorio nazionale. 

Cosa finanzia

Il voucher può essere utilizzato per l’acquisto di software, hardware e/o servizi specialistici che permettano di:

  • migliorare l’efficienza aziendale;
  • modernizzare l’organizzazione del lavoro, mediante l’utilizzo di strumenti tecnologici e forme di flessibilità del lavoro, tra cui il telelavoro;
  • sviluppare soluzioni di e-commerce;
  • fruire della connettività a banda larga e ultralarga o del collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare;
  • realizzare interventi di formazione qualificata del personale nel campo ICT.

Le spese devono essere sostenute successivamente all’assegnazione del Voucher, cioè successivo alla pubblicazione sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico dei voucher assegnati. Il progetto di digitalizzazione dovrà inoltre essere ultimato entro al massimo 6 mesi dall’assegnazione del voucher.

Come presentare la richiesta 

Le modalità e i termini di presentazione delle domande di accesso alle agevolazioni sono contenute nel decreto direttoriale del 24 ottobre 2017. Il decreto ha in particolare stabilito che le domande potranno essere presentate dalle imprese, esclusivamente tramite la procedura informatica, a partire dalle ore 10.00 del 30 gennaio 2018 e fino alle ore 17.00 del 9 febbraio 2018, ma già dal 15 gennaio 2018 sarà possibile accedere alla procedura informatica e compilare la domanda.

Per presentare la richiesta è necessario essere in possesso della Carta nazionale dei servizi e di una casella di posta elettronica certificata (PEC) attiva e la sua registrazione nel Registro delle imprese. Inoltre per la presentazione della domanda è necessaria la firma digitale.

In caso di risorse insufficienti il budget viene ripartito tra le imprese richiedenti

Entro circa un mese dalla chiusura dello sportello il Ministero emanerà un provvedimento cumulativo di prenotazione del Voucher, per ciascuna regione, contenente il nominativo delle imprese e dell’importo di contributo prenotato.

Qualora l’ammontare totale dei Voucher concedibili sia maggiore all’ammontare delle risorse disponibili, pari a 100 milioni di euro, il Ministero procederà al riparto delle risorse in proporzione al fabbisogno derivante dalla concessione del Voucher da conferire a ciascuna azienda beneficiaria.

Tutte le imprese ammissibili al voucher, concorrono al riparto, non ci sono priorità in base all’ordine di presentazione della domanda, ne in base ad altri criteri. 

E’ prevista una riserva pari al 5% delle risorse a favore delle imprese che hanno conseguito il rating di legalità.

Erogazione del contributo

L’impresa risultante intestataria del voucher ha  30 giorni di tempo dalla data di ultimazione delle spese per presentare  la richiesta di erogazione, sempre tramite procedura informatica, allegando, tra altri documenti anche i titoli di spesa.

Nello specifico per richiedere l’erogazione del contributo sarà necessario presentare i seguenti documenti:

a) titoli di spesa (fatture/ricevute) riportanti la dicitura: «Spesa di euro … dichiarata per l’erogazione del Voucher di cui al D.M. 23 settembre 2014». Per i progetti di spesa agevolati con le risorse di cui all’art. 2, comma 1, lettera a), del DD 24/10/2017 la predetta dicitura deve essere integrata con la seguente «Programma operativo nazionale Imprese e competitività 2014-2020»;

b) estratti del conto corrente dal quale risultino i pagamenti connessi alla realizzazione del progetto agevolato;

c) liberatorie sottoscritte dai fornitori dei beni e dei servizi acquisiti, predisposte sulla base dello schema di cui all’allegato n. 4, con l’indicazione per i servizi di consulenza e per quelli di formazione degli ambiti di attività di cui all’art. 2, comma 2, del DI 23/09/2014 a cui sono riferiti;

d) resoconto sulla realizzazione del progetto comprensivo del quadro riassuntivo dei costi sostenuti, redatto secondo lo schema di cui all’allegato n. 5;

e) coordinate bancarie del conto corrente dove viene richiesto il versamento dell’importo del Voucher.

A seguito dell’istruttoria della richiesta di erogazione presentata dall’azienda il Ministero dello Sviluppo Economico stabilisce con proprio provvedimento l’importo del Voucher da erogare tenendo conto dei titoli di spesa risultati agevolabili.

 

In Italia vendono online circa 16.000 aziende e, seppure indietro rispetto ad altri Paesi europei, la previsione per il 2025 è di circa 50.000 aziende online. Cresce anche il numero degli acquirenti: secondo l’Istat il numero di persone è aumentato dal 48,7% del 2015 al 50,5% del 2016.

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